Pensione 2024, ecco perché ti conviene andare subito in pensione: previsto un taglio nel 2025-2026 per la legge Fornero

Pubblicato il: 16/05/2024

Il 2025 non si preannuncia un anno favorevole per chi dovrà andare in pensione. Infatti, dopo un innalzamento delle pensioni per gli anni 2023 e 2024 che aveva fatto ben sperare, sembra che il Governo abbia in programma un taglio delle pensioni per il biennio 2025-2026.

Vediamo, quindi, nel dettaglio le ragioni di tale scelta da parte del Governo e l’effettiva entità di tali tagli.

Preliminarmente, bisogna partire dall’analisi del funzionamento del sistema di calcolo delle pensioni adoperato nel nostro ordinamento.
Per determinare il trattamento pensionistico, maturato da ciascun lavoratore per gli anni di attività lavorativa svolti, si adopera il sistema contributivo.
Quanto al suo funzionamento, per determinare il trattamento pensionistico innanzitutto si considerano i contributi versati dal lavoratore durante la sua carriera lavorativa. Gli stessi poi sono soggetti a rivalutazione prendendo come parametro di riferimento l’inflazione corrente, dopodiché vengono trasformati applicando un coefficiente ad hoc, che sarà più o meno vantaggioso a seconda di quanto il lavoratore ritardi l’accesso alla pensione. In particolare, maggiore è l'età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione.

Ebbene, fatta questa breve premessa sul funzionamento del sistema contributivo, vediamo le ragioni per le quali dovrebbero verificarsi i menzionati tagli.
Per l’anno 2025 è prevista infatti una modifica dei coefficienti, i quali dovrebbero essere meno favorevoli rispetto a quelli utilizzati nel biennio 2023-2024.
Il perché di questa modifica si rinviene nella disciplina prevista dalla riforma Fornero del 2011, la quale ha stabilito che i coefficienti di trasformazione devono essere aggiornati con cadenza biennale. Ai fini dell’aggiornamento, si prendono come parametri di riferimento gli adeguamenti alle speranze di vita della popolazione.

Così come accade per la determinazione dell’età pensionabile (che è fissata a 67 anni, fino al 2026), anche i coefficienti di trasformazione tengono conto delle aspettative di vita della popolazione italiana.
Infatti, in caso di incremento delle aspettative di vita, aumenta di conseguenza anche la durata del periodo di godimento della pensione da parte dei lavoratori.
Quindi, al fine di garantire il corretto funzionamento del sistema contributivo, nonché la stabilità del sistema pensionistico nazionale, risulta necessario ridurre l’ammontare degli assegni pensionistici.
Infatti, una maggiore aspettativa di vita corrisponde ad un periodo più lungo di godimento della pensione, con un conseguente maggior carico sul sistema pensionistico.
Al contrario, in caso di abbassamento delle aspettative di vita, i coefficienti di trasformazione sarebbero più vantaggiosi, con conseguente aumento degli assegni erogati.

Analizzando l’andamento dei coefficienti di trasformazione dal 2011 (anno di entrata in vigore della riforma Fornero) ad oggi, è possibile notare come questi ultimi, ad ogni aggiornamento biennale effettuato, sono stati oggetto di un deterioramento, vista la crescita delle aspettative di vita della popolazione italiana.
Invece, nel biennio 2023-2024 le aspettative di vita sono calate drasticamente, a causa della pandemia da Covid-19, che ha fatto crollare le speranze di vita, determinando così un rialzo dei coefficienti di trasformazione.


Nonostante le notizie non siano ufficiali, sembra che, con l’avvento del nuovo anno, ci sarà un nuovo ribasso dei coefficienti di trasformazione.
Infatti, terminati gli effetti della pandemia, le aspettative di vita hanno cominciato nuovamente a crescere. Analizzando alcuni dati, è possibile vedere come nel 2023 l’aspettativa di vita era pari a 83,10 anni, con un incremento di circa 6 mesi rispetto all’anno precedente e di gran lunga superiore rispetto al 2019, anno in cui l’aspettativa di vita si attestava sugli 83,2 anni.
Ulteriore aumento è stato registrato con riferimento all’aspettativa di vita dopo i 65 anni, che è aumentata a 10,6 anni rispetto ai 10 anni del 2022.

In conclusione, è possibile affermare che, sulla base dei dati analizzati, l’accesso alla pensione nel 2025 risulterà poco conveniente. Ne deriva che coloro i quali già soddisfano i requisiti pensionistici potrebbero prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di accedere alla pensione, in modo da beneficiare degli attuali coefficienti che risultano quasi sicuramente più vantaggiosi di quelli previsti per il 2025.


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